Nel territorio Cosano sorsero fra II e I sec. a.C. nuove aziende agricole molto più grandi degli insediamenti dei coloni, gestite facendo ricorso a schiavi. Si tratta di ville che sovrapponendosi ai campi centuriati della colonia ne riutilizzarono probabilmente le delimitazioni e i drenaggi fondamentali.
Nel Cosano è stata scavata integralmente la villa di Settefinestre, un complesso di edifici di più di due ettari di superficie al centro di una proprietà della presumibile dimensione di 125 ettari di terra coltivata e altrettanti di bosco e pascolo. La villa aveva una lussuosa parte abitativa dotata di portici e giardini, adiacente agli impianti per la produzione dell'olio e del vino. In un primo periodo (40 a.C.-100 d.C. circa) l'attività predominante era la produzione intensiva del vino. I forni di anfore nel territorio, la documentazione archeologica dell'attività del porto e i relitti trovati nel Mediterraneo testimoniano come il vino di queste zone fosse esportato largamente.
Nel secondo periodo (100-200 d.C.) la villa fu riconvertita alla coltivazione dei cereali integrata forse dall'allevamento di schiavi, di cui ormai, con la fine delle guerre di conquista, non era possibile rifornirsi in altro modo.
Contemporaneamente si sviluppano sulla costa lussuose ville, spesso di proprietà imperiale, munite di approdo privato (come nel caso della villa in località Santa Francesca di Talamone), o che riutilizzavano precedenti strutture portuali, come nel caso della grande villa in località la Tagliata che si sovrappone ai resti del Portus Cosanus. Queste ville marittime avevano probabilmente la funzione di controllare l'approvvigionamento di grano e di altre merci della capitale.
La villa di Settefinestre fu abbandonata forse in seguito ad un'epidemia alla fine del II secolo. Nei secoli successivi, fra il IV e il VI secolo, i ruderi della villa furono utilizzati come rifugio di pastori nomadi. Negli strati archeologici del III secolo d.C. compaiono per la prima volta tracce di piante legate all'habitat della palude. Si può pensare che a seguito del calo della popolazione nelle campagne (restarono abitate solo poche ville), venne abbandonata la manutenzione di fossi e drenaggi (ancora legati al funzionale reticolo della centuriazione), e ebbe inizio, di conseguenza, l'impaludamento, irreversibile per secoli.